Francamente, non me ne infischio. Anche se non posso farci molto.Diciamo che mi limito a segnalare il fatto, con una punta di non celata indignazione. Non riesco a capire che senso ha porsi il problema dell'educazione, se poi le giovani generazioni devono essere sottoposte a veri e propri soprusi mediatici come questo. Già non capisco certi prodotti, come il cartone animato in questione, i Griffin, o come altri della stessa specie (South Park, e in misura minore anche i Simpson).
Si tratta di testi che assumono significati del tutto diversi in relazione alla conoscenza che l'utente finale ha del loro contenuto intertestuale, cioè dei legami impliciti che hanno nei confronti di altri testi (intesi come unità comunicative, dunque eventi reali di ogni tipo, eventi fittizi, situazioni, ecc.). Lo scempio della filastrocca dei Griffin che inneggia all'attentato di Lockerbie, dove morirono 270 persone, ne è un esempio lampante: fa inorridire un adulto che conosca la storia contemporanea, ne fa probabilmente sorridere qualcuno (becero, ovviamente), trasmette al bambino o al ragazzo l'idea che sia assolutamente normale parlare in tono scherzoso di gente che muore saltando per aria ed essendo colpita da una pioggia di arti e rottami. Il bambino, nella maggior parte dei casi, non conosce il fatto cui la filastrocca si riferisce, e il cartone animato non contribuisce certo alla sua sensibilizzazione. Per il ragazzo che cresce così, in questo contesto diseducativo, sarà solo spettacolo vedere in televisione le immagini delle torri gemelle che crollano, o il disastro e la morte disseminati dall'esplosione dell'ultimo kamikaze.
Questo mi indigna nel modo più totale. Siamo alla ridicolizzazione del dolore e all'appiattimento delle emozioni umane.
E mi chiedo se, invece di oscurare i talk-show (che pure sono ben lungi dall'entusiarmarmi), non si debba tornare a fare un po' di sana censura nei confronti di ciò che può essere realmente pericoloso per le nuove leve, che prenderanno in mano il mondo di domani.
Non succederà, è ovvio, ma nessuno può impedirmi di lanciare lo stesso un grido di allarme. Per lo meno, che non si cada in eccessi simili. Al di là del buon gusto e al di là di ogni possibile giustificazione.
6 commenti (CLICCA QUI PER AGGIUNGERE UN COMMENTO):
I Griffin, i Simpson e South Park non sono cartoni animati per bambini, bensì per adulti. L'informazione è chiaramente premessa, è un presupposto che non vale neppure la pena di spiegare, poiché tra autore e spettatore è già sottinteso. L'equivoco sorge attorno al mezzo espressivo. Perché mai il "cartone animato" dovrebbe indirizzarsi esclusivamente ad un pubblico infantile? Dove è scritto? Anziché allora paventare improbabili censure, occorrerebbe al limite puntare il dito contro quei canali che mandano in onda tali programmi (a mio avviso, assolutamente geniali da un punto di vista artistico, soprattutto i Simpson) in orari in cui la caduta nel detto equivoco è praticamente inevitabile al genitore o al ragazzo ingenuo che non sa che cosa si appresta a guardare, soffermandosi semplicemente sul "genere" della trasmissione. Stabilita questa distinzione, mi trovo d'accordo con la continuazione del suo ragionamento. Ma il problema non va individuato nell'oggetto artistico, bensì nell'uso che gli intermediari tra esso e il pubblico ne fanno.
Purtroppo esistono molti genitori che quella premessa, quel "presupposto che non vale neppure la pena di spiegare", non la conoscono proprio. La ignorano. E non si preoccupano minimamente delle conseguenze che la visione di tali mezzi espressivi può provocare nei loro figli. Qui sta il problema, ed è anche il problema delle reti televisive, come sottolinea giustamente lei, che pur di incrementare gli ascolti sono disposte a sacrificare qualsivoglia principio pedagogico.
Non ho mai detto né mai sosterrò che il cartone animato dovrebbe indirizzarsi esclusivamente al pubblico infantile (sono il primo a leggere libri etichettati "per ragazzi", trovandoli a volte molto più significativi di quelli "per adulti". Oltretutto li scrivo pure, con la speranza che vengano letti anche dai "grandi". Lo stesso vale per il cartone animato).
Sul prodotto artistico si può anche discutere, ma francamente non potrò mai considerare tale South Park (lo trovo semplicemente di cattivo gusto), pur con tutta la buona volontà di questo mondo, mentre sono indubbiamente d'accordo con i Simpson. Purtroppo (ma è deformazione professionale), non posso fare a meno di pensare al pubblico infantile che (per equivoco o no) ne subisce il fascino. Inoltre sono convinto che ai nostri tempi non siano molte le persone in grado di cogliere il valore artistico di tali prodotti, di capire l'ironia che sta dietro la battuta o la scena (di capire l'intertestualità); insomma, il problema è anche del pubblico: se tutti fossero veramente consapevoli di ciò che stanno guardando non ci sarebbe pericolo alcuno, e le mie parole non avrebbero senso (sarebbero solo il lamento di un eccentrico scambiabile per pazzo).
In ogni caso, nessun intento artistico potrà mai giustificare, ai miei occhi, l'idiozia della scelta di inserire in un cartone animato (anche se fosse solo per adulti) una filastrocca che scherza sulla morte di molte persone (o di una sola, ovviamente). Insomma, ci sono cose sulle quali l'ironia non funziona molto.
Grazie per il commento!
Inorridisco alla parola censura e mi stupisco di come qualcuno, che scrive con cognizione di causa e che quindi probabilmente ne capisce un po' di comunicazione, possa solo augurarsi questa pratica già ampiamente usata dalle tv generaliste.
Non ti dirò perché non sono cartoni animati per i bambini in qaunto è stato già detto, ma ti assicuro che la censura c'è stata nei confronti di questa serie in più occasioni. Tagli di scene, tagli di episodi, riadattamenti di dialoghi che molto spesso più che contenere contenuti intertestuali, che uno spettatore italiano non avrebbe potuto cogliere, contenevano solo commenti sociali e religiosi che non erano di gradimento alla rete.
Tagli di scene di due uomini o donne che si baciano, mentre sugli altri canali imperversano donne in perizoma;la libertà di espressione ci concede di essere moralisti, ma è meglio farlo per bene.
Riferivo il concetto di "censura" a episodi come quello in oggetto, non certo a baci e commenti sociali o religiosi o altre cose del genere. Più che di comunicazione, credo di intendermi di educazione, avendo quotidianamente sotto gli occhi gli effetti aberranti che proprio un certo tipo di comunicazione "immorale" provoca nelle giovani generazioni. Per questo mi permetto di fare il "moralista" e credo di farlo per bene, mai gratuitamente o per presunzione. Se sento un bambino che scherza sulle Torri gemelle o su una strage terroristica non posso fare a meno di pormi qualche interrogativo etico. E poco importa, come ho già scritto, che i suddetti cartoni animati non siano destinati ai bambini. In definitiva, sono decisamentre a favore di una "censura educativa", non certo guidata da interessi politici, economici o di immagine. Mi importa solo che i bambini possano crescere con dei valori chiari di riferimento, e se questo vuol dire essere moralista, sono contento di essere definito moralista.
A me piacciono i Simpson e South Park perché sono la voce scomoda di chi vede gli avvenimenti in maniera diversa dalla maggioranza (spesso falsa moralista). Perché vogliamo censurare questi cartoni ??? Forse perché non siamo più capaci come persone di educare i ragazzi con le parole e con gesti concreti ad essere buoni e giusti con gli altri. Probabilmente si pensa che annullando questo tipo di televisione e forse mostrando solo cartoni moralisti (chiaramente di un certo tipo di matrice - politica, religiosa, filosofica) allora i nostri figli saranno innalzati a virtù quali la giustizia, l'etica e la convivenza reciproca... Mi permetto solo di segnalare che chiunque avesse visto almeno qualche puntata dei cartoni sotto accusa, sicuramente avrà notato che non sono improntati ad appoggiare una SOLA idea politica, religiosa o filosofica, ma sempre verso il pluralismo di pensiero (anzi andando a colpire quelle ideologie/religioni che si arrogano il diritto di avere la verità assoluta e la televisione presenta quotidianamente sotto molteplici programmi).
In conclusione la vera battaglia non è eliminare questi cartoni, ma permettere che tutti possano liberamente esprimere la propria opinione. Noi adulti in parallelo abbiamo l'importante compito di educare CONCRETAMENTE i nostri figli ad essere delle buone persone. A loro poi la libertà di guardare un programma, riderci sopra e capire con la propria coscienza quanto un'affermazione sia vera o meno.
Premetto che non conosco affatto la produzione 'culturale' in questione (I Griffin e South Park), se non qualche episodio dei simpson (che trovo di notevole intelligenza etc. etc.), e che dunque non posso entrare nel merito della questione sollevata da Simone e dagli amici anonimi al riguardo. Però...
Però io inorridisco di fronte alle affermazioni di chi dice di "inorridirsi alla parola censura". Naturalmente, non c'è alcuna intenzione inutilmente polemica, nelle mie parole. Sono però assolutamente convinto della necessità della censura, o perlomeno della istituzione di una "patente per fare televisione"! Sono forse io un 'fascita', dunque? E per il solo fatto di ritenere necessaria tale "pratica totalitaria"? Lo sono almeno allo stesso modo in cui lo era Platone nel decimo libro della Repubblica, quando invitava -nella polis ideale- a bandire le arti che "incrementano ciò che andrebbe disseccato", e cioè le pulsioni immonde che albergano in tutti noi (compreso chi scrive). Di 'immondo' c'è molto, e non pretendo che si possa purgare il mondo con una sorta di dittatura pedagogica.E forse l'idea stessa di purgare il mondo è in sè mostruosa (come direbbe Bauman). Ma qualcosa si dovrà pur fare, per evitare che gli "underdogs" (= gli 'sfavoriti', i più indifesi: i bambini, i veri 'sottoproletari' del presente post-moderno occidentale)vengano distrutti dalla abitudine alla violenza più becera (compresa la violenza delle televisioni generaliste, disposte a 'sacrificare' le nonnette sull'altare dell'audience, trasformandole in 'velone' in sottoveste - o peggio!). Sono assolutamente convinto che "Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione". Sono un 'fascista'? o magari un residuato d'epoca stalinista? Io non mi considero tale, mi spiace! Ma invoco (inutilmente) la censura! E lo faccio apertamente, senza alcun infingimento linguistico. Invoco (inutilmente) la censura, se essa eviterà di mettere i sederi tremolanti e semi-nudi di graziose ragazzette dei telequiz sotto gli occhi di un bambino (che certo costruirà nella sua mente una non-altrettanto graziosa immagine del mondo femminile). Invoco la censura.
Post scriptum: le citazioni sopra riportate sulla necessità di un controllo della televisione a difesa degli underdogs NON SONO MIE e soprattutto NON SONO DI UN FASCISTA conculcatore delle libertà civili! Non stupitevi! Sono del grande K. R. Popper, uno dei grandi difensori delle società aperte e dei valori liberali e democratici! Andatevi a rivedere "Cattiva maestra televisione" (1994 -se non ricordo male). Con simpatia. Mario.
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