Inauguro oggi una nuova serie di articoli del blog: le recensioni di libri. Oltre a essere un modo per proporre qualche riflessione intorno al vastissimo tema della lettura, è una strategia per mantenere vivo il blog, o per evitare che si spenga lentamente. Le recensioni qui pubblicate si trovano anche nella mia pagina di aNobii.
Andrea De Benedetti, Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana, Roma-Bari, Laterza, 2009, pp. 190.Una lettura piacevole, un libro scritto con rigore scientifico e competenza da un linguista che vuole mettere in risalto le contraddizioni della grammatica dell'italiano.
Soprattutto, vuole mettere in guardia dagli atteggiamenti puristici di chi crede che la nostra lingua sia un blocco monolitico da conservare nella sua assoluta purezza: si tratta dei cosiddetti "neo-cruscanti" (neo-crusc), che si ergono a paladini dell'italiano senza averne capito a fondo la natura. Una natura fatta di contraddizioni, di norme che vanno a braccetto con le eccezioni, e che costruiscono con esse uno scheletro sbilenco ma ugualmente affascinante.
De Benedetti, da buon linguista, spiega e descrive la lingua in tutti i suoi risvolti, mostrando in modo al tempo stesso rigoroso e divertente che non si può pretendere di bloccarne l'evoluzione e di smantellare l'impero dell'uso, il vero fattore che ne regola la vita stessa.
In questo senso si inseriscono le riflessioni sull'assurdità di alcune prescrizioni che docenti e scuola hanno cercato di tramandare nei decenni, ignorando che la lingua funziona in un altro modo: a titolo di esempio, cito l'idiosincrasia per le ripetizioni, spesso segnate con la matita blu da troppo zelanti maestri; oppure l'atavico terrore per le dislocazioni sintattiche, in realtà cifra dell'italiano parlato e a volte - legittimamente - anche scritto; o ancora il divieto assoluto di usare le congiunzioni "e" e "ma" a inizio frase, dopo il punto. E si potrebbe continuare (da notare in quale modo ho iniziato quest'ultima frase).
Si tratta, in definitiva, di un libro che ogni docente dovrebbe leggere. Dalle sue pagine è possibile trarre spunti, riflessioni, idee per parlare in classe in modo un po' diverso dal solito della nostra cara, vecchia grammatica, svecchiandola appunto un po' (alla faccia delle ripetizioni). Assai significativo, a questo riguardo, il bel capitolo sull'analisi logica insegnata secondo la pista valenziale (la stessa che cerco di illustrare nei miei corsi di formazione per insegnanti).
Un'ultima nota: il libro si giova di un "padre spirituale" del calibro di Luca Serianni: garanzia di rigore e qualità.