Ancora scuola, ancora il Governo e la Scuola. Pochi giorni fa ho scritto della soppressione della SISS e delle scelte del Governo italiano in campo di formazione degli insegnanti e di istruzione; oggi torno sull'argomento per spendere qualche parola su una delle ultime proposte del ministro Gelmini: il ritorno del maestro unico nella scuola elementare. Non sono in grado di dire se sia giusto o sbagliato, anche perché sono convinto che sia la qualità dell'insegnante (e degli insegnanti) a fare la differenza, sia che egli debba lavorare da solo, sia che egli debba collaborare con altri. Conosco bene la realtà di una scuola elementare, quella ticinese, che prosegue e persegue con ottimi risultati la politica del maestro unico. La questione che mi assilla è piuttosto questa: non ci sarà un'analogia tra le motivazioni da me ipotizzate riguardo alla soppressione della SISS e la reintroduzione del maestro unico? Detto in soldoni, non ci saranno esigenze meramente economiche dietro quest'ultimo intervento in campo scolastico? La domanda - opinione personalissima - è retorica. Dunque ci risiamo: i principi pedagogico-didattici passano in secondo piano e solo la vile moneta decide le sorti dei nostri bambini? (per approfondimenti, cfr. la sezione "Scuola & Giovani" di «Repubblica»).
Ho sentito dire che la scuola elementare italiana è, per qualità, una delle migliori in Europa. Non so se è vero, ma non faccio fatica a crederlo, perché sono sicuro che i nostri maestri siano bravi e molto ben preparati. Non si correrà dunque il rischio di compromettere qualcosa che sembra funzionare davvero? Non temo - e scusate se mi ripeto - le conseguenze del ritorno al maestro unico (che poi unico davvero non sarà, visto che potrà comunque continuare a essere affiancato dall'insegnante di inglese, di religione e dal sostegno pedagogico), ma mi preoccupa un cambiamento che non vedo sorretto da motivazioni solide. Sì, il ministro dice che «è un'esigenza pedagogica. Il bambino, soprattutto nei primi anni di scuola, ha bisogno di una figura di riferimento. Il maestro guarda alla formazione del bambino, mentre lo specialista di una disciplina guarda alla sua materia» (vedi fonte della citazione). Come dire che oggi i nostri maestri "disciplinaristi" non sono più delle figure di riferimento, e come dire che chi ha deciso di introdurre il team di maestri - in un passato non tanto lontano - era un incompetente. Forse bisognerebbe andare più a fondo, analizzare i dati per capire se davvero la scuola elementare sta male e fino a che punto. Odio le frasi troppo generiche, che sconfinano nel luogo comune.
Mi preoccupa anche un altro fatto, che forse è ingiustificato: mi stupisce la scelta di aver messo alla guida di un ministero così importante una persona tanto giovane. Per quanto preparata e competente, avrà avuto modo di conoscere così a fondo la scuola italiana e la sua storia? La sua conoscenza della pedagogia sarà davvero così solida? Vedo dal suo curriculum che è laureata in Giurisprudenza e ha fatto tante altre belle cose, ma di interessi scolastici, didattici e pedagogici non vedo traccia. Resto basito. Che abbia ragione Bossi (per una volta)?
Insomma, queste righe sono piene di interrogativi. Credo che sia comprensibile: in questo momento, infatti, sulla scuola italiana aleggiano stormi di dubbi e brillano poche certezze.
Ho sentito dire che la scuola elementare italiana è, per qualità, una delle migliori in Europa. Non so se è vero, ma non faccio fatica a crederlo, perché sono sicuro che i nostri maestri siano bravi e molto ben preparati. Non si correrà dunque il rischio di compromettere qualcosa che sembra funzionare davvero? Non temo - e scusate se mi ripeto - le conseguenze del ritorno al maestro unico (che poi unico davvero non sarà, visto che potrà comunque continuare a essere affiancato dall'insegnante di inglese, di religione e dal sostegno pedagogico), ma mi preoccupa un cambiamento che non vedo sorretto da motivazioni solide. Sì, il ministro dice che «è un'esigenza pedagogica. Il bambino, soprattutto nei primi anni di scuola, ha bisogno di una figura di riferimento. Il maestro guarda alla formazione del bambino, mentre lo specialista di una disciplina guarda alla sua materia» (vedi fonte della citazione). Come dire che oggi i nostri maestri "disciplinaristi" non sono più delle figure di riferimento, e come dire che chi ha deciso di introdurre il team di maestri - in un passato non tanto lontano - era un incompetente. Forse bisognerebbe andare più a fondo, analizzare i dati per capire se davvero la scuola elementare sta male e fino a che punto. Odio le frasi troppo generiche, che sconfinano nel luogo comune.
Mi preoccupa anche un altro fatto, che forse è ingiustificato: mi stupisce la scelta di aver messo alla guida di un ministero così importante una persona tanto giovane. Per quanto preparata e competente, avrà avuto modo di conoscere così a fondo la scuola italiana e la sua storia? La sua conoscenza della pedagogia sarà davvero così solida? Vedo dal suo curriculum che è laureata in Giurisprudenza e ha fatto tante altre belle cose, ma di interessi scolastici, didattici e pedagogici non vedo traccia. Resto basito. Che abbia ragione Bossi (per una volta)?
Insomma, queste righe sono piene di interrogativi. Credo che sia comprensibile: in questo momento, infatti, sulla scuola italiana aleggiano stormi di dubbi e brillano poche certezze.