Non c'è dubbio alcuno che boicottare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino sia un atto con forte valore simbolico. Non c'è dubbio alcuno, d'altro canto, che sia un atto con utilità uguale (o assai prossima) a zero. Forse è opportuno partire dal significato del verbo boicottare. Cito dal dizionario De Mauro online (www.demauroparavia.it):
danneggiare una persona, un’organizzazione, uno stato e sim., isolandoli e impedendone ogni tipo di attività economica, commerciale e politica | estens., ostacolare, impedire lo svolgimento di qcs.: hanno boicottato ogni nostra iniziativa.
I due significati, se facciamo riferimento alle Olimpiadi, sono in stretta correlazione l'uno con l'altro: ostacolare lo svolgimento della manifestazione significa danneggiare economicamente lo stato che la organizza. E qui sta il punto. Una volta, le Olimpiadi si boicottavano davvero (molte nazioni hanno boicottato le Olimpiadi di Mosca, nel 1980, ad esempio, per protestare contro l'invasione sovietica in Afghanistan). Non che sia una bella cosa, intendiamoci, però al significato simbolico si aggiungeva il danno realmente procurato alla nazione organizzatrice. Oggi si parla di boicottare la cerimonia inaugurale: un danno di immagine, certo, ma di scarso rilievo economico. L'errore è stato di assegnare le Olimpiadi a uno stato che non rispetta i diritti essenziali dell'uomo e che metterà in serio pericolo l'equilibrio climatico e ambientale dell'intero pianeta, a meno di interventi immediati e risolutivi (Pechino, come tutti sanno, è una delle città più popolose e inquinate del globo). Paradossalmente, però, si tratta nello stesso tempo di uno dei paesi più importanti dal punto di vista economico, tanto che non pare così azzardato affermare che l'economia mondiale si regge anche (soprattutto?) sul colosso cinese. Faccio un esempio ristretto alla realtà italiana: molte industrie hanno dovuto chiudere i battenti - oltre che per i danni procurati dalla politica interna negli ultimi anni - anche a causa della concorrenza spietata del mercato cinese (prezzi bassissimi e costi di manodopera ancora più bassi); chi non ha alzato bandiera bianca, nella maggior parte dei casi, si è visto costretto a ricorrere al mercato cinese per sfruttare i vantaggi economici, magari (e spesso) anche a scapito della qualità.
Se facciamo due più due, il cerchio (olimpico) si chiude: come è possibile boicottare (nel vero senso della parola) una manifestazione che si svolge in un paese sul quale si regge l'economia mondiale? Se è vero che l'economia mondiale si regge sulla Cina, boicottare Pechino significa danneggiare la Cina intera e il suo mercato, dunque significa danneggiare l'economia globale. La Nike, tanto per citare un caso tra i più noti, accetterebbe di danneggiare se stessa? I guadagni del "marchio della virgola" sono elevati all'ennesima potenza dallo sfruttamento della manodopera a basso costo, in larga parte proveniente da paesi orientali. Avrebbe senso andare a tagliare il ponte cinese, che collega i costi (bassi) ai guadagni (elevati)?
Ecco perché le Olimpiadi di Pechino, con ogni probabilità, non verranno boicottate da nessuno, con buona pace dei monaci tibetani, della salute degli atleti (io mi rifiuterei di respirare le polveri sottili - "sottili" sembra un eufemismo - di Pechino per la gloria di partecipare) e di ogni pur minimo residuo di principio etico.