Che cosa hanno in comune Garlasco, Erba, Cogne, Novi Ligure & C.? Tra le tante risposte possibili, alcune delle quali scontate e banali (prima fra tutte: toponimi assurti agli onori della cronaca per fatti non edificanti accaduti negli ultimi mesi o anni di vicende italiane), vorrei formularne una, che poche volte mi è capitato di sentire, ma le cui implicazioni mi stanno particolarmente a cuore, considerata la mia non estreneità ai temi della formazione e dell'educazione. La risposta è la seguente: tutti questi luoghi - e i fatti ad essi correlati - hanno "prodotto" una serie di modelli mediatici che sono ormai costantemente sotto gli occhi di tutti (bambini, adulti, anziani, lettori di giornali, telespettatori, radioascoltatori, naviganti nella rete, frequentatori di chat, forum, bar e luoghi di incontro più o meno virtuali, ecc.). Questo è il dato comune. Questo è il dato su cui riflettere.Non mi addentro in questioni di più o meno manifesta e comprovata colpevolezza o di presunta innocenza, bensì sulle possibili implicazioni della diffusione di informazioni e notizie che hanno per protagonisti i personaggi coinvolti in queste vicende e che vanno oltre le vicende stesse (cioè che non riguardano l'essenza della cronaca dei fatti, delle indagini e dei processi). Mi riferisco a notizie che derivano sì dal nucleo centrale della vicenda (giacché, senza questo nucleo centrale, non avrebbero motivo di esistere), ma che, a conti fatti, non aggiungono nulla per capire meglio che cosa è successo. Cito, a titolo di esempio e senza riferimenti diretti (chi conosce le cronache, può agevolmente ricostruire i riferimenti; io detesto accodarmi a chi menziona nomi e cognomi col solo risultato di accrescerne fama e notorietà): il fumetto che è stato tratto dalla strage n. 1, con protagonisti gli assassini A e B; il codice deontologico creato a partire dalle parole del presunto omicida C; la linea di abbigliamento sponsorizzata dal pirata della strada D, ubriaco, senza patente e uccisore di N innocenti pedoni; la partecipazione a show televisivi e a interviste del condannato E; la laurea con 110 e lode dell'indagato F; e potrei continuare, ma per sopraggiunto limite di disgusto, preferisco fermarmi qui.
Un'analisi approfondita delle implicazioni della diffusione di tali notizie richiederebbe molto tempo e spazio; per questo, mi limito alle prime considerazioni che alimentano il mio tormento: il messaggio che ricavo - io, povero ingenuo e semplice cittadino - è che, al giorno d'oggi, per far parlare di me, forse forse non è così importante che mi comporti bene e che svolga i miei doveri di cittadino con coscienza e dedizione. Posso anche farlo, ma forse forse prima è meglio che commetta qualche nefandezza, per non dire qualche efferato delitto. Insomma, devo mettermi in luce per i miei demeriti, affinché la società - e i mass-media in primo luogo - mi elevino a modello di comportamento. Già, perché se A, B, C, D, E, F e compagnia bella, nonostante o in virtù dei loro provati o presunti delitti sono diventati famosi (pubblicano libri, vanno in tv, occupano le prime pagine di riviste e quotidiani, ricevono proposte di contratti milionari e tanto altro ancora), è ragionevole supporre che possa capitare altrettanto a me, e chissenefrega se la pedina penale non sarà più così tanto pulita!
Il rischio è enorme. Forse è ora che qualcuno se ne accorga e che incominci ad alzare la voce, o anche solo a proporre veri modelli di riferimento, positivi e puliti.
Il mio ideale politico e sociale (e non c'entrano nulla destra e sinistra) è la meritocrazia. Forse per questo mi scandalizzo tanto, mi stravolgo dall'incredulità e dall'impotenza, di fronte a simili spettacoli. Già, perché mi sembra di vivere immerso in una demeritocrazia, nuova forma politica allettante per molti, ma non per tutti (per fortuna). Bisogna fare appello al proprio senso civico e morale, bisogna avere principi etici di una saldezza incrollabile, per continuare a credere che il bene sia il fine ultimo dell'essere umano e del vivere civile, per sopportare queste cose e per credere in un domani migliore. Sarà sempre più difficile e fonte di lacrime e sangue, infatti, educare al bene i bambini e ragazzi che, davanti agli occhi, non avranno più esempi positivi e illuminanti, ma solo modelli educativi di questo tipo. Modelli da 110 e lode.