Partiamo da una verità lapalissiana: un errore di ortografia è sempre e comunque un errore. Sembra banale, come inizio, ma non lo è. Nell'era di Internet, pare che l'ortografia (e limito le mie considerazioni alla lingua italiana, ma anche gli amici francesi ne sanno qualcosa) sia un'entità ingombrante quanto bistrattata, forse sconosciuta ai più. Bazzicando per forum, chat, siti e tanto altro ancora, ci si imbatte in una quantità di orrori (non è un lapsus) linguistici impressionante.
Non ci credete?
Provate a fare un rapido calcolo statistico: consultate un forum di discussione o introducetevi in una chat e state a vedere. Quanti sono gli utenti che scrivono po' e quanti quelli che scrivono pò?
Se le cose non sono cambiate nel breve volgere della lettura di questo messaggio, prevalgono i secondi, senza dubbio. Cioè prevalgono gli utenti che, per scelta o per noncuranza, commettono un errore ortografico. Per scelta? No, non credo proprio. Nel caso specifico di po', l'unico motivo per cui uno scrivente potrebbe scegliere di mettere un accento al posto dell'apostrofo è di natura economica: per risparmiare spazio (un carattere) e fatica (quella che ci vuole a premere il dito sul tasto corrispondente all'apostrofo). In questo modo, però, si dà via libera alla trascuratezza linguistica (ma sarà solo linguistica?). La cura formale del discorso richiede fatica, è vero, ma mi sia lecito ricordare che quasi tutte le cose belle ne richiedono tanta. E alla fine la fatica ripaga, in termini di qualità (della lingua, come della vita).
Forse anche da queste piccole cose (un apostrofo al posto di un accento) passa l'educazione delle nuove generazioni, alle quali dobbiamo insegnare che il T9 che li aiuta a scrivere veloci sul telefonino non è il migliore degli insegnanti possibili (così come non lo è il correttore automatico dei programmi di videoscrittura), perché è ottuso come pochi, scansafatiche come pochissimi, e non stimola la riflessione metalinguistica, che è uno dei motori della crescita del nostro cervello.
Sulla lingua di Internet, sulla sua trascuratezza e sulle scelte stilistiche c'è molto altro da dire. Per ora, questo "post" (parola che scrivo con la punta delle dita e un po' di disgusto), sia solo un assaggio.
Non ci credete?
Provate a fare un rapido calcolo statistico: consultate un forum di discussione o introducetevi in una chat e state a vedere. Quanti sono gli utenti che scrivono po' e quanti quelli che scrivono pò?
Se le cose non sono cambiate nel breve volgere della lettura di questo messaggio, prevalgono i secondi, senza dubbio. Cioè prevalgono gli utenti che, per scelta o per noncuranza, commettono un errore ortografico. Per scelta? No, non credo proprio. Nel caso specifico di po', l'unico motivo per cui uno scrivente potrebbe scegliere di mettere un accento al posto dell'apostrofo è di natura economica: per risparmiare spazio (un carattere) e fatica (quella che ci vuole a premere il dito sul tasto corrispondente all'apostrofo). In questo modo, però, si dà via libera alla trascuratezza linguistica (ma sarà solo linguistica?). La cura formale del discorso richiede fatica, è vero, ma mi sia lecito ricordare che quasi tutte le cose belle ne richiedono tanta. E alla fine la fatica ripaga, in termini di qualità (della lingua, come della vita).
Forse anche da queste piccole cose (un apostrofo al posto di un accento) passa l'educazione delle nuove generazioni, alle quali dobbiamo insegnare che il T9 che li aiuta a scrivere veloci sul telefonino non è il migliore degli insegnanti possibili (così come non lo è il correttore automatico dei programmi di videoscrittura), perché è ottuso come pochi, scansafatiche come pochissimi, e non stimola la riflessione metalinguistica, che è uno dei motori della crescita del nostro cervello.
Sulla lingua di Internet, sulla sua trascuratezza e sulle scelte stilistiche c'è molto altro da dire. Per ora, questo "post" (parola che scrivo con la punta delle dita e un po' di disgusto), sia solo un assaggio.
0 commenti (CLICCA QUI PER AGGIUNGERE UN COMMENTO):
Posta un commento